Il pannello Fotodinamico

Nonostante l’esperienza pluriennale di Fotodinamico nel settore delle rinnovabili, capiamo quanto sia difficile per gli utenti districarsi nel mare di notizie e informazioni presenti sul web circa la numerose tecnologie a produzione solare.
Questo dipende sia dalla complessità del tema, sia dalla numerosità di pannelli esistenti e dalle costanti innovazioni tecnologiche che li interessano.
Tale complessità viene spesso sfruttata da finti siti di informazione, che fingono di dare notizie in maniera disinteressata, ma propongono poi preventivi per la vendita di prodotti.

Uno di questi è stato portato alla nostra attenzione da alcuni dei nostri clienti più affezionati, facendoci notare come, oltre a dichiarare che i pannelli commercializzati sotto il marchio Fotodinamico fossero meno efficienti dei pannelli mono e policristallini, fornendo informazione di per sé incompleta e quindi fuorviante, fornisce informazioni e preventivi, fingendosi un canale di informazione invece che un canale di vendita, e guardandosi bene dal fornire indicazioni sul nome dell’azienda di riferimento.

Torniamo a noi: come spiegato in numerosi articoli scientifici tra cui Bhandari et al. 2015 ( https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S136403211500146X), l’efficienza di un pannello deve essere confrontata anche con il valore di EPBT, ossia del tempo necessario a garantire che l’energia prodotta dal pannello ripaghi l’investimento, per poter comprendere appieno le caratteristiche della tecnologia in esame.

Esistono molte tipologie di moduli a film sottile, e i più diffusi sono in cdTe: questi hanno effettivamente un’efficienza massima in laboratorio minore dei policristallini, ma essendo capaci di produrre anche in condizioni di luce diffusa, quindi con zone in ombra o con cielo coperto, e resistendo meglio alle alte temperature, sono comunque in grado di produrre più energia elettrica in media a parità di potenza dell’impianto.
Questa informazione è verificabile sul sito del Centro di Ricerca JRC della Commissione Europea, dove, impostando la tipologia di pannelli, il luogo di installazione, e l’orientamento, è possibile ottenere una stima dell’elettricità producibile giornalmente, mensilmente e annualmente da un impianto solare (http://re.jrc.ec.europa.eu/pvgis/apps4/pvest.php#). Vi invitiamo a fare le vostre prove , inserendo la vostra città e la tipologia di impianto.

I cosiddetti mono e policristallini sono indicati con “Crystalline Silicon”, mentre esistono diverse tipologie di film sottili, quali CIS e CdTe.
Il diavolo sta nei dettagli, e tra efficienza massima in laboratorio e condizioni effettive di utilizzo vi è un abisso. Il sito della JRC permette infatti un’ulteriore verifica: sia a nord che a sud, un impianto a film sottile produce più energia elettrica a parità di irradiazione, e questo è maggiormente vero quando l’esposizione e l’inclinazione del tetto non sono ottimali.

Vorremmo infine ricordare che dire che il telloruro di cadmio è tossico perché contiene cadmio, equivale a dire che il sale da cucina (NaCl) sia tossico perché contenente cloro!

Ringraziamo per la citazione incompleta e fuorviante ricevuta, che ci ha portato a scrivere questo articolo, che speriamo vi sia di aiuto nella scelta informata del vostro impianto.

Ci sarebbe molto da dire anche sul sistema delle fonti: ricordatevi sempre che chi non cita la fonte delle proprie dichiarazioni, o ne cita una alterabile come Wikipedia, nel migliore dei casi è poco affidabile, nel peggiore, è in mala fede.

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